Cosa è importante

CULTURA SULLA CITTADINANZA



I SISTEMI E LA DEMOCRAZIA


(pensieri di Giuseppe Mazzini – anno 1867)

Il popolo chiede di partecipare (democrazia)
La tendenza democratica de' nostri tempi, il moto ascendente delle moltitudini vogliose d'entrare partecipi nella vita politica e sottrarla al privilegio dei pochi, non è oggimai più utopia di scrittore o grido di agitatore senz'eco: è fatto potente, innegabile: fatto europeo. Voto incessante dei popoli, cura incessante e terrore di tutti i governi; intento e norma d'ogni manifestazione di progresso o di resistenza. Perché contrastare ostinatamente ad un fatto anziché procacciarne concordi lo sviluppo normale e pacifico? Perché maledire a un'idea, quando, superato lo stadio, nel quale il dubbio è concesso, s'è fatto verbo dei milioni e simbolo d'intere nazioni? Non sono cosa di Dio le idee? non additano il disegno della provvidenza nelle pagine della storia del mondo?
Un grido unanime d'applauso salutò nell'antica Roma il verso profetico del liberto: "Homo sum; nihil humani a me alienum puto" (“uomo sono, e ritengo che nulla di umano mi sia estraneo”).

Riceviamo da Gesù l’idea di Uguaglianza
Noi salutiamo, scorrendo il passato, d'eguale applauso il momento storico in cui la teoria pagana delle due nature e la schiavitù caddero davanti alla santa formola di Gesù: “Tutti gli uomini sono figli di Dio”. Noi registriamo tra le immense conquiste dell'umanità l'altro momento in cui, per opera della dottrina cristiana: gli uomini sono tutti fratelli, spariva il servaggio e si cacciava il germe della libertà di comune. Perché la voce dei milioni chiedenti, in nome della prece cristiana: venga il tuo regno, o Signore!, le conseguenze di quel primo affrancamento, empie oggi l'animo di diffidenza a tanti fra noi? Che invoca la democrazia se non l'esaudimento di quella prece? A che tende se non a rendere lo sviluppo della società simile, quanto la natura umana consente, a quella società divina nella quale tutti sono eguali e non esiste che un solo amore, una sola felicità? Noi cerchiamo le vie del Signore sopra la terra. La legge di Dio non ha due pesi e due misure. Gesù venne per tutti, parlò per tutti, morì per tutti. Gli uomini non possono essere eguali davanti a Dio e ineguali davanti alle sue creature.
L'anima nostra immortale non può rinnegare sulla terra quel dono di libertà che è sorgente del bene e del male nelle nostre azioni e norma ai giudizi di Dio. La fronte che si leva al cielo non può trascinarsi nel fango davanti alla cosa mortale; lo spirito che aspira al cielo non può senza colpa abbandonarsi all'ignoranza de' suoi diritti, della sua missione, della divina sua origine. Nati ad amarci l'un l'altro, noi non possiamo ammettere istituzioni che ci dividono, ci rendono diffidenti, gelosi, ostili da popolo a popolo, da città a città, da un ordine all'altro di cittadini. Noi protestiamo contro ogni ineguaglianza, contro ogni tirannide, dovunque sorga.

La Democrazia, logica conseguenza dell’Uguaglianza, deve avere lo scopo migliorare l’Uomo
Noi vorremmo l'uomo migliore ch'oggi non è, più devoto al bello, al grande, all'eterno vero; vorremmo l'ideale ch'egli persegue, più e più sempre puro e divino; vorremmo che in una fede liberamente adottata ei ritrovasse il vincolo, rotto in oggi, tra il pensiero e l'azione, tra la dottrina e la pratica. E a raggiungere siffatto intento, vorremmo che un'intima comunione d'affetti, d'opere e di credenza si costituisse fra il maggior numero possibile d'uomini. Commento vivo e continuo alla parola di Gesù: quando sarete parecchi raccolti insieme nel nome mio, lo spirito d'amore e di verità scenderà su voi, la democrazia dice: "Unitevi tutti. Ammettete quanti più potete al banchetto della vita. Sopprimete i privilegi, fomento di divisione. Fatevi eguali. Riconsecrate l'umana natura con una coscienza uniforme di doveri e diritti. Voi non potete migliorare gli individui se non trasformando la società, il mezzo, l'elemento in cui vivono; non potete innalzare gli uomini se non innalzando l'UOMO, nobilitando il concetto della vita. L'ineguaglianza tende a deprimerlo ed avvilirlo. Dovunque geme uno schiavo, ivi insulta un tiranno; e schiavo e tiranno guastano e falsano in quanti s'aggirano intorno ad essi l'idea della vita. Perché riesca pura e feconda, è necessario che la vita s'affacci alla nostra contemplazione non mutilata, monda di ogni cosa abbietta e viziosa. Gli Spartani sviavano dal suo vero intento l'educazione e condannavano irrevocabilmente a morte la loro repubblica, quando a insegnar temperanza, cacciavano davanti ai figli lo spettacolo d'un ilota briaco, come noi la sviamo quando, a insegnare l'inviolabilità della vita, mostriamo ai nostri giovani l'assassino trucidato in pena sul palco. (…..)
E gli scrittori di filosofia morale dimenticano alla volta loro che mal si trasforma, migliorandolo, l'individuo finch'ei s'agita in un elemento corrotto, e che il tessitore di Glasgow, il canuto di Lione, il servo della Gallizia, l'operaio che lavora quattordici o sedici ore della giornata per vivere senza certezza dell'indomani, non hanno tempo per leggere, quando pur sappiano, né per riflettere, ma tentano sospendere il senso increscioso della fatica nel vino e nel sonno.

Le varie componenti del progresso potrebbero migliorare le condizioni dell’Uomo, ma gli attuali sistemi si occupano solo degli aspetti materiali
E nondimeno il suffragio, il progresso dell'industria, l'incremento dei beni materiali, l'associazione del lavoro coll'intelletto e col capitale son buone cose e avranno parte nel futuro come applicazione o come conseguenza della grande idea democratica che guida il mondo. Il vizio di questo e d'altri sistemi sta nel voler sostituire all'intero problema un solo aspetto, un solo termine del problema; una sola faccia del poligono a tutto il poligono umano: sta nell'ostinarsi a tentare di correggere uno o un altro particolare senza occuparci del principio che li comprende tutti e li domina; sta nel limitarci a moltiplicare i materiali sui quali s'esercita la vita, come i più fra gli economisti s'illudono ad assicurare la prosperità delle nazioni insegnando modi d'aumentare la produzione senza por mente a regolarne equamente il riparto. Il problema della democrazia è problema religioso d'educazione. E i sistemi d'oggi non s'affaccendano pressoché tutti se non intorno a deduzioni pratiche ed applicazioni parziali.

Due diverse idee sulla Democrazia in pratica, che danno priorità ai Diritti o ai Doveri
Le diverse idee e i sistemi che hanno lungamente agitato ed agitano il campo della democrazia, si schierano a chi ben guarda sotto due grandi dottrine che possono alla volta loro compendiarsi nelle due parole: Diritti e Doveri. Le loro varietà sono numerose; e numerosissime le apparenze di varietà. Di molte scuole che movono dallo stesso punto e professano un intento comune, alcune conchiudono in una nuova tirannide da sostituirsi all'antica, altre nell'anarchia: tentano un rifacimento di credenze spente o si smarriscono in incerte e mistiche aspirazioni verso un avvenire indeterminato; ma tutte si connettono, per una o per altra via, alla dottrina, che ha per base i diritti dell'individuo umano o a quella che deriva da una idea superiore a tutti gli individui e alla società. La prima regna forse tuttavia, dichiaratamente o no poco monta, sul maggior numero dei democratici; l'Inghilterra e l'America, da poche eccezioni infuori, sono sue. La seconda, di più recente data e numericamente anch'oggi più debole, ha conquistato dal 1830 in poi le anime più pure e gl'ingegni più eletti del continente europeo: cresce di forze ogni giorno e trionferà.
La dottrina che ha base sui diritti dell'individuo ha compiuto, negli ultimi sessanta anni, un alto ufficio importantissimo all'umanità. Nata o più veramente ricondotta a formola quando la vita religiosa delle nazioni era serva a collegi di preti e la loro vita politica serva a governi buoni o tristi che fossero e l'intellettuale a censori e l'economica a gente di dogana e a corporazioni, ha rovesciato, distrutto o minato tutte quelle forme di dispotismo. Ha conquistato — se nella pratica o nella sfera del pensiero poco importa, dacché ogni idea conquistata teoricamente signoreggerà presto o tardi inevitabilmente il mondo reale — libertà di coscienza, guarentigie politiche, libertà di stampa, libertà di commercio. Nessuno può oggimai più lacerare la splendida pagina segnata da quella scuola nella storia dell'umanità.

La Democrazia deve fondarsi sull’Etica per darsi una direzione sana (oggi si direbbe “ecologica”)
Ma la questione vitale della democrazia è se basti. Son quelle conquiste fine, intento raggiunto, o non piuttosto mezzi a raggiungerlo? Può il principio dell'io, del diritto individuale, posto a base dell'educazione morale e politica, guidar l'uomo a quel fine, associar gli uomini per le conquiste da farsi? Un severo esame c'insegna che la dottrina dei diritti individuali non è nella sua essenza che una grande e sacra protesta in favore della libertà umana contro ogni tirannide che la conculchi. Il suo valore è meramente negativo. Forte a distruggere, essa è impotente a fondare. Può romper catene, non comporre vincoli di lavoro concorde e d'amore.
Stanno davanti a noi uomini liberi, emancipati, consapevoli delle facoltà che posseggono; e schiuso alla loro azione il mondo di Dio. Qual uso or faranno della loro libera attività? A qual fine drizzeranno le facoltà? Dove e come s'avvieranno? È questione suprema e lasciata intatta dalla teorica dei diritti. Per essa, gli uomini son fatti capaci d'azione; ma spetta a più sublime dottrina definire quale dovrà essere questa azione.
Eccovi nazioni grandi e potenti, svincolate da pregiudizi, oppressioni, ineguaglianze artificiali e ambizioni ostili di famiglie regnanti o di casta. A quale intento governeranno la loro potenza? Stabiliranno la nazionalità loro sulla fratellanza dei popoli, sull'apostolato del vero, del bello, del giusto, — o ravvolgendosi nelle misere gare d'un gretto nazionalismo, dichiarandosi neutre tra i due principii che si contendono l'umanità, tenteranno monopolio di libertà, edificando o bramando l'altrui fiacchezza? Intenderanno che vita nazionale e vita internazionale non hanno ad essere che due manifestazioni d'un solo principio, l'amor del bene? Sceglieranno per motto l' ”ognuno a casa, ognuno per sé!” della Francia conservatrice, o il miglioramento di tutti per opra di tutti; progresso di ciascuno per vantaggio comune della Francia del popolo?
La democrazia non può rassegnarsi a lasciare intentato il problema. La democrazia non è libertà di tutti, ma governo consentito liberamente da tutti, operante per tutti.

Non c’è pace senza giustizia (uguaglianza)
Il mondo ha sete in oggi, checché per altri si dica, d'autorità. Le agitazioni, le insurrezioni sono dirette, non già contro l'idea, ma contro la parodia del potere, contro un fantasma d'autorità, contro forme incadaverite dalle quali non può escire oggimai eccitamento, fecondazione alla vita. Noi desideriamo ch'altri ci guidi; ma vogliamo commesso l'ufficio ai migliori tra noi per senno e virtù: desideriamo che un pensiero comune ci colleghi in attività verso un oggetto comune; ma vogliamo che unione siffatta abbia il libero nostro consenso; vogliamo che oggetto siffatto sia di tutti, non di classe o di setta. Lungi dal tendere, come molti credono o fingono credere, al disordine o all'anarchia, la democrazia, come il mondo, di ch'essa in quest'epoca è spirito e moto, tende a unità. Bensì vive ammaestrata dall'esperienza, e sa che nessuna unità è lungamente possibile dove siede a governo l'ineguaglianza, dove il desiderio di dominio da un lato e la diffidenza e l'odio dall'altro vietano ogni comunanza d'idee e rompono, prefiggendo interessi diversi, in classi distinte l'umanità.

Garantire i diritti individuali è “base minima”, certo non sufficiente per una Democrazia compiuta
La dottrina dei diritti individuali è tanto incompetente a sciogliere la quistione com'io l'ho posta, che vive in perpetuo terrore dell'idea di governo. Nelle pagine de' suoi fondatori, il governo è un male inevitabile, al quale soggiacciono a patto di rapirgli quanto più possono. Ridotto per essi a un dipresso agli uffici d'un agente di polizia, e spogliato d'ogni virtù iniziatrice, esso non ha missione fuorché d'impedire. Esiste a reprimere la violenza e il delitto, ad assicurare per ogni individuo l'esercizio dei diritti dagli assalti brutali che i vicini potrebbero movergli; non ad altro. E perché, allettato dalle seduzioni del potere il governo non s'attenti d'oltrepassare gli stretti confini determinatigli, essi lo ricingono di sospetti, di diffidenze, di poteri locali ostili, e consacrano ogni studio a ordinare un vasto sistema di difesa e di guarentigie contro ogni possibile usurpazione. Per tal modo alla società è sostituito un aggregato d'individui, vincolati a mantenersi pacifici, ma devoti a fini particolari e liberi di scegliersi ciascuno la propria via, guidi o non guidi all'adempimento della missione comune. In politica in economia, il “laissez faire, laissez passer” (“lasciate fare, lasciate passare”) è suprema formola della scuola.
Non è questo il nostro ideale. Né, per certo, a raggiungere l'ignobile, immorale massima “ciascuno per sé”, hanno tanti grandi fra gli uomini, tanti martiri del pensiero, sparso, d'epoca in epoca, di secolo in secolo, le lagrime dell'anima, il sudore e il sangue del corpo. Creature di devozione e d'amore, essi faticarono e patirono per tal cosa ch'è più in alto d'ogni individuo, per quella umanità che dovrebb'essere intento a ogni sforzo e nella quale siam tutti l'uno per l'altro mallevadori.
Scherniti o perseguitati dalla generazione per mezzo alla quale vivevano, proferivano con calma solenne i loro pensieri profetici; e l'occhio loro cercava l'orizzonte di tempi futuri, e la loro parola s'indirizzava a quell'ente collettivo che sempre vive, che sempre impara, e nel quale s'incarna progressivamente l'idea divina — a quella città del genere umano che sola può coll'associazione di tutti gl'intelletti, di tutti gli amori, di tutte le forze compire il disegno provvidenziale. Noi viviamo tutti per altri: l'individuo per la famiglia, la famiglia per la patria, la patria per l'umanità.
Noi tutti cerchiamo qual sia la legge della nostra vita, e nelle umane cose come in tutto che vive la legge dell'individuo non può trovarsi che nella specie. Noi tutti andiamo salendo i lati d'una piramide la cui base abbraccia tutta quanta la terra, il cui vertice s'innalza sorgendo a Dio. L'erta è lunga e penosa; e noi non possiamo superarla se non intrecciando tutte le nostre mani, giovandoci uniti delle nostre forze, serrando le file come la falange macedone quando taluno fra noi cade esausto dalla fatica sulla via che calchiamo. In questa necessità vive la legittimità della democrazia: in questa l'inevitabile suo trionfo.
Ma se da questa sfera, nella quale tutti i desideri umani si fanno più puri e gli sforzi tendenti a trasformare l'elemento in cui viviamo ricevono una consecrazione religiosa, voi fate scendere la democrazia sull'angusta arena delle tendenze individuali, dandole come mezzo il diritto d'ogni uomo, come fine una teorica di libertà senza una norma superiore e comune, voi convertite in non so quale sentimento ostile di contrasto ordinato il suo pensiero d'amore e d'universale affratellamento, i suoi istinti sociali, i suoi desideri d'educazione e di fede comune. L'uomo moverà dal culto dell'individualità per rovinare di grado in grado negli abissi dell'egoismo.

Al di sopra dei diritti ci devono essere Princìpi superiori
E so che a molti fautori della dottrina ch'io respingo parranno strane le conseguenze ch'io ne deduco. Essi invocano il futuro ch'io invoco: interrogano il loro cuore e lo trovano pronto al sagrificio, devoto allo sviluppo di tutte le tendenze sociali e di comune progresso che spettano alla democrazia come noi la intendiamo. Uomini siffatti sono migliori della loro dottrina. Il core più fervido che non l'ingegno li trascina a sentire la vita collettiva dell'umanità, li costringe a una pratica che contraddice alla teorica. Ma d'onde abbiamo certezza ch'altri opererà com'essi operano? Noi non esaminiamo azioni d'individui, ma il valore d'un principio che deve impiantarsi nella pubblica educazione. Si tratta per noi dell'influenza che questo principio può esercitare sull'animo di uomini più o meno corrotti da una educazione data nella condizione di cose che cerchiamo abolire o sprovveduti interamente d'educazione.
Voi parlate, insisteranno taluni, d'unità di credenze e quindi d'educazione: voi condannate la nostra diffidenza, i nostri sistemi di guarentigie, le nostre teoriche di libertà. Che? Attribuireste l'educazione nazionale alle autorità in oggi esistenti? Commettereste a società fondate sul privilegio l'iniziativa del progresso futuro? Dovremmo per terrore dell'anarchia rassegnarci al despotismo? Dio non voglia! la guerra per la libertà è sacra com'è sacro l'umano individuo: combattetela sino all'estremo. Dovunque un governo — corrotto o inferiore ai bisogni dei tempi — non ha missione per educare, contendetegli risolutamente ogni ministero d'educazione; circondatelo d'ostacoli: proteggetevi. Ma non innalzate a importanza di teoria finale la triste necessità d'un tempo e d'una condizione destinata a mutarsi; non limitate la questione a un semplice problema di resistenza. Noi dobbiamo preparare il terreno a un nuovo edifizio.
La libertà ci è necessaria per compiere un dovere come per esercitare un diritto. Ma se darete un principio religioso all'educazione politica, la libertà diverrà, come deve, capacità di scelta tra le vie diverse che guidano al bene; se innalzerete sola la libertà a ufficio di mezzo e di fine, essa diverrà ciò che i giureconsulti copiatori del paganesimo definiscono diritto d'uso e d'abuso. Essa travolgerà dapprima la società vostra nell'anarchia, la ricondurrà al dispotismo.
Supponete i diritti d'un individuo posti per impero di circostanze in contradizione a quelli d'un altro: come potrete riconciliarli, se non richiamandovi a tal cosa che sia superiore ad ogni diritto? Diritto riconosciuto d'ogni uomo è quello d'accrescere le proprie ricchezze; or come, senza invocare un altro principio, scioglierete la contesa che vive permanente tra l'operaio e il capitalista manifatturiere? Eccovi un uomo ribelle ai patti della vostra società: egli è forte e sa d'esserlo: le sue inclinazioni, le sue facoltà lo chiamano sopra una via che non è l'altrui; e in virtù del diritto che a lui spetta di svilupparle, ei rompe guerra alla società. Potete opporgli argomenti che derivino logicamente dalla teoria dei diritti? Potete, pel solo fatto dell'esser voi maggioranza, comandargli sommessione a leggi che contrastano ai suoi diritti individuali, alle sue aspirazioni? I diritti sono eguali per tutti: eguali per la società e per l'individuo. In qual modo proverete dunque al ribelle ch'ei dovrebbe confondere la volontà propria con quella de' suoi fratelli? Col carcere? col patibolo? In altri termini, dovunque la società stessa non dà educazione, colla violenza. Mutate ipotesi: ponete giunta una di quelle solenni crisi che minacciano la vita d'una nazione ed esigono il sagrificio attivo di tutti i suoi figli — un'invasione straniera, un tentativo rivolto a conculcare la legge dello Stato per sostituire l'usurpazione d'un solo, una rivoluzione da compirsi a beneficio d'una classe oltraggiata, chiederete ai cittadini, in nome dei diritti, d'affrontare il martirio? Non è primo fra tutti i diritti il diritto alla vita? Avete insegnato all'uomo che la società non era costituita se non col fine d'assicurargli i suoi diritti; ed or gli chiedete di sagrificarli tutti — di soffrire e morire per la salvezza della nazione — pel progresso d'una classe di cittadini alla quale non lo legano forse né gli affetti né le abitudini. No; ei calcolerà freddamente i pericoli e le probabilità di successo e trarrà da quel calcolo norma alle azioni: o forse, ei si dichiarerà cosmopolita; dirà — e fu detto sovente — “ubi bene, ibi patria” (“dove si sta bene, li è la mia patria”); e si allontanerà dall'arena nella quale voi lo chiamate a combattere. Lo direte tristo? perché? egli non è che logico: la sua è una semplice deduzione del principio che gli avete, colla vostra educazione, inculcato.

La ribellione non basta (e facilmente si spegne, o degenera...)
Ah, il commento storico ch'io potrei soggiungere a queste parole! Quante generose promesse non vidi io, negli ultimi diciotto anni, tradite davanti al soffio della sventura! E quante volte m'è toccato ripetere, con profonda amarezza, contemplando giovani nati buoni e fatti rovina vivente d'ogni virtù, le parole di Shakespeare: "oh qual nobile anima giace qui spenta!". S'erano levati, fervidi di giovinezza e d'orgoglio, scotendo sdegnosamente i ceppi imposti al loro intelletto, alla loro coscienza, alla loro facoltà, irati, sfidando gli ostacoli e giurando che non accetterebbero pace né tregua nella guerra contro gli oppressori della patria e de' loro fratelli. Ma privi d'una ferma credenza nel dovere di consecrarsi tutti e per sempre alla causa della nazione — senza concetto religioso della vita umana — sospinti più da spirito di reazione e dall'istinto dei loro diritti violati che non da una ispirazione sociale — essi mal potevano attenere quel fiero proposito. E li vidi infiacchiti, affranti da due o tre anni di prova. La persecuzione e l'esilio, che pur dovrebbero esser nuova consacrazione all'alta missione, rapirono per essi i bei colori alla bandiera ch'essi avevano poco innanzi salutata con entusiasmo. Le delusioni inaridirono l'anima loro; e ad ogni tentativo fallito per colpa altrui, ad ogni diserzione di compagno nella battaglia, io li udiva mormorare tra sé: <<perché soffrire per esseri così corrotti? Non combattevamo noi dunque appunto a tentar di mutarli?>>.
A poco a poco, senz'avvedersene, cominciarono a subire l'influenza dell'atmosfera che li circondava; poi a numerare, a palpare le proprie ferite; poi a intravvedere un errore di calcolo nel sagrificio della carriera, delle gioie della vita, della vita stessa, sorgente d'ogni diritto, per l'incerta conquista di pochi diritti contesi. Lo scetticismo s'attorse intorno ad essi e li strinse fra le sue spire di serpe; soggiogati che li ebbe, si trasformò, rivelandosi, in egoismo. Così, tristissima fra tutte le cose, io li vidi morir lentamente della morte dell'anima. Soli i pochi, che crociandosi per patire e combattere avevano detto da lungo un addio alla vita, ai conforti, ai sogni, alle azzurre speranze dell' individuo, rimasero eretti, infelici anch'essi ma rassegnati e potenti al bene, solcati, non abbattuti, dal fulmine.

Esempi di risultati parziali (e nocivi), conseguenze della dottrina dei diritti individuali
E guardando alle nazioni che hanno già conquistato un grado qualunque di libertà, ditemi, ah ditemi, fratelli miei nella lotta, onde deriva l'incessante e sempre crescente lagnanza del popolo, delle classi laboriose, dei milioni che gemono e fremono? Non è quel fremito di dolore una energica protesta contro l'impotenza di questa imperfetta dottrina che costituisce l' individuo mezzo e fine ad un tempo? Guardate, come a un esempio fra i molti, alla Francia.
Per oltre a settanta anni, la dottrina ebbe in Francia filosofi, moralisti, apostoli, soldati, vittorie: 1789, 1830, 1848. La libertà fu conquistata; la dottrina dei diritti individuali s'incarnò in ogni cittadino; ma con profitto di quanti? Perché le condizioni dell'operaio non mutarono? Perché le rivoluzioni non giovarono che alle classi medie, ai cittadini proprietari di capitali o di terre? Le classi medie pugnarono pei diritti; e logicamente fedeli al principio in nome del quale insorgevano, conquistati una volta i loro diritti, posarono; che importava ad esse d'estenderli ad altri? Le moltitudini rimasero escluse dai frutti della conquista. Che sono i diritti per quei che non hanno potenza d'esercitarli? Cos'è la libertà d'insegnamento per chi non ha tempo da consecrare allo studio? Cosa la libertà del commercio per chi manca di capitali e di credito? Perché la dottrina dei diritti non riescisse ironia per le moltitudini, bisognava che le classi medie pensassero a diminuire l'ore del lavoro, ad aumentare la retribuzione, a dare educazione uniforme e gratuita, a schiudere a tutti le vie del lavoro, a costituire il credito in favore del povero onesto e capace. Nol fecero. Perché lo avrebbero fatto? Perché avrebbero limitato l'esercizio dei loro diritti a beneficio degli altrui? L'arena, dissero, è libera e aperta: raggiunga la meta chi può. Oggi, quelle classi sono in Francia tacciate d'apostasia; e non furono, io lo ripeto, che freddamente, calcolatamente logiche. Il principio filosofico che fu base alla loro educazione non somministra argomento per condannarle o per esigere nuovi sagrifici da esse.

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La costituzione italiana (parte prima)



Principi fondamentali



ART. 1 - L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

ART. 2 - La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

ART. 3 - Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e la effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

ART. 4 - La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

ART. 5 - La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento.

ART. 6 - La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.

ART. 7 - Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti, accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.

ART. 8 - Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano. I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.

ART. 9 - La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

ART. 10 - L'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute. La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali. Lo straniero, al quale sia adempito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge. Non è ammessa l'estradizione dello straniero per reati politici.

ART. 11 - L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

ART. 12 - La bandiera della Repubblica è tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.


Parte I - Diritti e doveri dei cittadini



Titolo I – Rapporti civili

ART. 13 - La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dall'autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge. In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge, l'autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore all'autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto. E' punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà. La legge stabilisce i limiti massimi della carcerazione preventiva.

ART. 14 - Non si possono eseguire ispezioni o perquisizioni o sequestri se non nei casi e modi stabiliti dalla legge secondo le garanzie prescritte per la tutela della libertà personale. Gli accertamenti e le ispezioni per motivi economici e fiscali sono regolati da leggi speciali.

ART. 15 - La libertà e la segretezza della corrispondenza e ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili. La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge.

ART. 16 - Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche. Ogni cittadino è libero di uscire dal territorio della Repubblica e di rientrarvi, salvo gli obblighi di legge.

ART. 17 - I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz'armi. Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso. Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietare soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica.

ART. 18 - I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale. Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare.

ART. 19 - Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume.

ART. 20 - Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto di un'associazione od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative né di speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività.

ART. 21 - Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dalle autorità giudiziarie nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili. In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all'autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s'intende revocato e privo d'ogni effetto. La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica. Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e reprimere violazioni.

ART. 22 - Nessuno può essere privato, per motivi politici, della capacità giuridica, della cittadinanza, del nome.

ART. 23 - Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge.

ART. 24 - Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi. La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento. Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione. La legge determina le condizioni e i modi per la riparazione degli errori giudiziari.

ART. 25 - Nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge. Nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso. Nessuno può essere sottoposto a misure di sicurezza se non nei casi previsti dalla legge.

ART. 26 - L'estradizione del cittadino può essere consentita soltanto ove sia espressamente prevista dalle convenzioni internazionali. Non può in alcun caso essere ammessa per reati politici.

ART. 27 - La responsabilità penale è personale. L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Non è ammessa la pena di morte, se non nei casi previsti dalle leggi militari di guerra.

ART. 28 - I funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente responsabili, secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in violazione di diritti. In tali casi la responsabilità civile si estende allo Stato e agli enti pubblici.


Titolo II - Rapporti etico-sociali

ART. 29 - La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull'eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare.

ART. 30 - E' dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio. Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti. La legge assicura ai figli nati fuori dal matrimonio ogni tutela giuridica e sociale compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima. La legge detta le norme e i limiti per la ricerca della paternità.

ART. 31 - La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l'adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose. Protegge la maternità, l'infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo.

ART. 32 - La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

ART. 33 - L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento. La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno diritto ad istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato. La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali. E' prescritto un esame di Stato per l'ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l'abilitazione all'esercizio professionale. Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.

ART. 34 - La scuola è aperta a tutti. L'istruzione inferiore per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.


Titolo III - Rapporti economici

ART. 35 - La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni. Cura la formazione e l'elevazione professionale dei lavoratori. Promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del lavoro. Riconosce la libertà di emigrazione, salvo gli obblighi stabiliti dalla legge nell'interesse generale, e tutela il lavoro italiano all'estero.

ART. 36 - Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficientemente ad assicurare a sé e alla sua famiglia un'esistenza libera e dignitosa. La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge. Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.

ART. 38 - La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l'adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione. La legge stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato. La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione.

ART. 38 - Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all'assistenza sociale. I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria. Gli inabili ed i minorati hanno diritto all'educazione e all'avviamento professionale. Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato. L'assistenza privata è libera.

ART. 39 - L'organizzazione sindacale è libera. Ai sindacati non può essere imposto altro obbligo se non la loro registrazione presso uffici locali o centrali, secondo le norme stabilite dalla legge. E' condizione per la registrazione che gli statuti dei sindacati sanciscano un ordinamento interno a base democratica. I sindacati registrati hanno personalità giuridica. Possono, rappresentati unitariamente in proporzione dei loro iscritti, stipulare contratti collettivi di lavoro con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle quali il contratto si riferisce.

ART. 40 - Il diritto di sciopero si esercita nell'ambito delle leggi che lo regolano.

ART. 41 - L'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

ART. 42 - La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o privati. La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi d'acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti. La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi di interesse generale. La legge stabilisce le norme ed i limiti della successione legittima e testamentaria e i diritti dello Stato sulle eredità.

ART. 43 - A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante esportazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale.

ART. 44 - Al fine di conseguire il razionale sfruttamento del suolo e di stabilire equi rapporti sociali, la legge impone obblighi e vincoli alla proprietà terriera privata, fissa limiti alla sua estensione secondo le regioni e le zone agrarie, promuove ed impone la bonifica delle terre, la trasformazione del latifondo e la ricostruzione delle unità produttive; aiuta la piccola e la media proprietà. La legge dispone provvedimenti a favore delle zone montane.

ART. 45 - La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata. La legge ne promuove e favorisce l'incremento con i mezzi più idonei e ne assicura, con gli opportuni controlli, il carattere e le finalità. La legge provvede alla tutela e allo sviluppo dell'artigianato.

ART. 46 - Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro e in armonia con le esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende.

ART. 47 - La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l'esercizio del credito. Favorisce l'accesso del risparmio popolare alla proprietà della abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese.


Titolo IV - Rapporti politici

ART. 48 - Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne che hanno raggiunto la maggiore età. Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico. Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge.

ART. 49 - Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.

ART. 50 - Tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alle camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità.

ART. 51 - Tutti i cittadini dell'uno o dell'altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. La legge può, per l'ammissione ai pubblici uffici e alle cariche elettive, parificare ai cittadini gli italiani non appartenenti alla Repubblica. Chi è chiamato a funzioni pubbliche elettive ha diritto di disporre del tempo necessario al loro adempimento e di conservare il suo posto di lavoro.

ART. 52 - La difesa della patria è sacro dovere del cittadino. Il servizio militare è obbligatorio nei limiti e modi stabiliti dalla legge. Il suo adempimento non pregiudica la posizione di lavoro del cittadino, né l'esercizio dei diritti politici. L'ordinamento delle forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica.

ART. 53 - Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.

ART. 54 - Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.

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Preghiera della Natura all’uomo



"La natura dice a tutti gli uomini: 'Vi ho fatto nascere deboli e ignoranti, perché vegetiate alcuni minuti sulla terra e la ingrassiate con i vostri cadaveri. Poiché siete de­boli, aiutatevi; poiché siete ignoranti, illuminatevi e sop­portatevi. Quand'anche foste tutti della stessa opinione, il che certamente non accadrà mai, quando non vi fosse che un solo uomo di opinione contraria, gli dovreste per­donare: poiché sono io che lo faccio pensare come pensa. Vi ho dato braccia per coltivare la terra, e un piccolo bar­lume di ragione per guidarvi; ho messo nei vostri cuori un germe di compassione perché vi aiutiate gli uni gli altri a sopportare la vita. Non soffocate questo germe, non cor­rompetelo, sappiate che è divino, e non sostituite i misera­bili furori della scuola alla voce della natura.
Sono io sola che vi unisco ancora vostro malgrado grazie ai vostri reciproci bisogni, nel cuore stesso delle vostre guerre crudeli intraprese con tanta leggerezza, tea­tro eterno di errori, di casi e di sventure. Sono io sola che, in una nazione, limito le conseguenze funeste della divisione interminabile tra la nobiltà e la magistratura, tra questi due corpi e quelli del clero, tra il borghese stes­so e il coltivatore. Essi ignorano tutti i limiti dei loro di­ritti; ma tutti ascoltano loro malgrado, alla lunga, la mia voce che parla al loro cuore. Io sola mantengo l'equità nei tribunali, dove tutto sarebbe lasciato senza di me in balìa dell'indecisione e dei capricci, in mezzo a un muc­chio confuso di leggi fatte spesso a caso e per un bisogno passeggero, diverse tra di loro da provincia a provincia, da città a città, e quasi sempre in contrasto tra di loro nello stesso luogo. Io sola posso ispirare la giustizia, quando le leggi non ispirano che liti. Chi mi ascolta giu­dica sempre bene; e chi non cerca che di conciliare opi­nioni contraddittorie, si perde.
Vi è un edificio immenso di cui ho posto le fondamen­ta con le mie mani: era solido e semplice, tutti gli uomini potevano entrarvi con sicurezza; essi hanno voluto aggiungervi gli ornamenti più bizzarri, più grossolani e più inutili; la costruzione cade in rovina da tutte le parti; gli uomini ne prendono le pietre e se le tirano in testa; io gri­do loro: 'Fermatevi, allontanatevi da queste funeste rovine che sono opera vostra e abitate con me in pace nell'edifi­cio incrollabile che è il mio".

Voltaire: conclusione del “Trattato sulla tolleranza”, 1763


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