Cosa è importante

CULTURA SULL’UOMO



La visione verticale


La visione verticale è ciò che distingue una persona saggia e consapevole da una distratta e “miope”.
Facciamo un esempio. Immaginate quattro uomini che si trovano all’interno di un edificio, al primo piano, affacciati ognuno alla finestra di un lato diverso della casa. Da lì guardano il mondo e lo descrivono. Il primo dirà: “ci sono un giardino con un’altalena, un albero e un bimbo che gioca sul prato”. Il secondo dirà: “no, non è vero, non c’è nessun bambino nel prato, c’è solo una mucca.”. Il terzo penserà tra sé e sé: “Questi due sono proprio matti, come è possibile che vedano un prato con mucche e bambini quando in realtà non si vede altro che una strada?!” Il quarto infine vedrà anche lui la strada e anche il prato e l’altalena. Nessuna ombra della mucca e del bambino però!
Bisogna capire che nessuno dei quattro uomini sta mentendo perché ognuno riporta fedelmente ciò che la sua visione parziale gli mostra. E’ molto probabile che i quattro alla fine si metteranno anche a litigare perché quando si ha una visione parziale della realtà e si ritiene che il proprio punto di vista rappresenti la Verità si finisce sempre per litigare. E’ una modalità di funzionamento della mente molto pericolosa, perché è all’origine di ogni conflitto e di ogni guerra.
Lo vediamo ogni giorno nei rapporti con gli altri sul lavoro, nella politica e in famiglia. La visione parziale, od orizzontale, implica che, se ho ragione io, non puoi averla tu. Il mondo è bianco o nero, una visione è contro l’altra. Poiché solo una visione può essere vera, le altre devono per forza essere false. Ogni uomo poi giunge immancabilmente alla conclusione che la visione vera è la sua … (guarda che combinazione!).
Che cosa ci vuole ad ammettere che le visioni sono tutte vere, ma parziali? Anzi complementari?
Cosa ci vuole a capire che verso la Verità ci si va non escludendo le altre visioni, ma includendole?

L’idea inclusiva di Verità porta alla pace,
l’idea esclusiva di Verità porta alla guerra.

Che cosa serve per comprendere realmente tutto questo? Cosa serve perché i quattro uomini capiscano che ognuno di loro esprime una verità soggettiva che è semplicemente un frammento di una verità molto più grande?
Serve una visione verticale! Serve che almeno uno di loro concepisca una direzione verticale e si metta a cercare il modo per salire. In questa sua ricerca troverà le scale e capirà che servono a salire.

Chi ha solo la visione orizzontale vedrà sì il primo gradino, ma non capirà a che cosa serve. Non capirà che serve a condurti al secondo che serve a sua volta a condurti al terzo… e così via… fino alla sommità. Perché non capirà? Perché non ha l’idea del salire. Colui che è salito però, una volta arrivato sul tetto della casa, guardando giù, capisce che tutti avevano ragione perché c’erano davvero un prato, un’altalena, un albero, un bambino, una mucca e una strada! C’erano tutte queste cose, ma viste separatamente, si escludevano a vicenda. Per produrre una visione che includa tutte queste cose, per vederle tutte insieme nella loro totalità è stato necessario salire! E’ stato necessario innalzare il proprio punto di vista, vale a dire produrre un punto di vista che comprenda tutti gli altri. Questo punto di vista è superiore agli altri perché li include e li unifica.
Non li nega, non li esclude, ma li accoglie e poi li include.
Il maggiore include i minori e li riappacifica. Come vedete il cammino verticale è il cammino che porta alla pace.

Amato Russomanno


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Perdonare non è di moda


Perdonare non è di moda. Non se ne parla. Si insiste piuttosto sulla necessità e sulla difficoltà di fare giustizia. Il perdono sembra riservato a certi casi particolari, all’ascetica o alla letteratura.
Bisognerebbe, invece, restituire al perdono il suo ruolo e la sua dignità. Anzi, la sua necessità. Siamo tutti colpevoli, e tutti bisognosi di perdono. Come anche bisognosi di perdonare.

È essenziale per il rapporto con il prossimo. Anche con gli altri – tutti – si è sempre colpevoli e sempre bisognosi di perdono: il vero, autentico rapporto con gli altri. Non affermazioni di presunta onestà, sempre discutibile. Piuttosto affermazione, sempre necessaria, del bisogno di essere perdonati. Il perdono va di pari passo con l’umiltà e con la preghiera.

Filippo Gentiloni, Da “La Rocca” – Assisi – n° 16/17 2010


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Differenza tra paradiso e inferno


Si racconta che un samurai si presento a un maestro zen e chiese la differenza tra paradiso e inferno.

Il maestro, dopo averlo squadrato, gli disse che non aveva tempo da perdere con uno stupido come lui.

Il samurai si infuriò e, sguainata la spada, minacciò il vecchio saggio. Il maestro lo fermò, dicendogli: “Ecco, signore, questo è l’inferno!” Il samurai, colpito dalla sua saggezza e dalla forza di quell’uomo, rimise via la spada e si inchinò. Allora il maestro disse: “E questo è il paradiso!”

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